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Gli Anni ’90 della Nazionale italiana iniziarono in verità qualche anno prima,
quando Bearzot lasciò il posto ad Azeglio Vicini, il quale da C.T. della
Nazionale Under-21 era riuscito a giungere alla finale del campionato europeo di
categoria 1986, perdendo poi contro la Spagna ai calci di rigore (non sapendo
che quella sarebbe diventata una sinistra tradizione degli Azzurri).
Vicini cambiò radicalmente la squadra e si affidò a molti dei ragazzi che aveva
cresciuto nell’Under 21, a cominciare da Zenga, Baggio, Vialli, Giannini e
cercando di valorizzare un talento come Mancini, che nella Sampdoria era
indiscusso, ma in Nazionale non riusciva a esprimersi in maniera consona alla
sua classe. La nazionale si qualificò per l’ottavo campionato europeo (Germania
1988) comportandosi peraltro benissimo nella prima fase a gironi, nella quale si
trovò a dover fronteggiare proprio la squadra padrona di casa. Nella semifinale,
un’ancora inesperta Nazionale si dovette arrendere al ritmo dell’Unione
Sovietica che tra il 60’ e il 62’ piazzò due colpi di classe (Litovchenko e
Protasov) e si conquistò la finale. Ma tutti elogiarono Vicini per il bel gioco
espresso dalla Nazionale italiana che, quindi, si avviava fiduciosa verso il
campionato del mondo del 1990.
Inserita in un girone non impossibile, la squadra batté in sequenza Austria
(1-0), Stati Uniti (1-0) e Cecoslovacchia (2-0). Sugli scudi Schillaci e Baggio
(strepitoso il suo gol alla Cecoslovacchia): la vittima sacrificale degli ottavi
fu l’Uruguay anche se occorse più di un’ora al solito Schillaci per averne
ragione; Aldo Serena poi arrotondò il punteggio a 2-0. Sempre Schillaci realizzò
il goal-partita col quale l’Italia eliminò ai quarti di finale l’Irlanda. Ancora
Schillaci portò in vantaggio l’Italia contro l’Argentina di Maradona, che
tuttavia grazie a una chiamata difensiva errata tra Zenga e Riccardo Ferri
pareggiò con Caniggia e, dopo due tempi supplementari sterili, inflisse
all’Italia una pesante delusione battendola ai calci di rigore. Agli azzurri non
rimase che la finale di Bari per il terzo posto, vinta battendo l’Inghilterra.
Fallita la grande occasione di vincere il campionato del mondo con una squadra
bene attrezzata e un ambiente favorevole, l’Italia smarrì la strada e non riuscì
a trovare la qualificazione al nono campionato europeo, in programma in Svezia
nel 1992. Fu di nuovo l’URSS a frustrare le ambizioni azzurre. A qualificazione
compromessa, Vicini fu esonerato e, con due gare ancora da giocare, venne
chiamato sulla panchina azzurra Arrigo Sacchi, già tecnico del Milan e
propugnatore di un nuovo tipo di calcio offensivo, le cui teorie avevano un
equanime numero di accesi sostenitori e altrettanto accesi detrattori.
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Fonte: Wikipedia
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