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A succedere a Dino Zoff sulla panchina azzurra venne chiamato Giovanni
Trapattoni, allenatore vincente, che aveva già collezionato scudetti e coppe tra
Juventus, Inter e Bayern Monaco. Affrontato senza problemi il girone di
qualificazione ai mondiali, nel 2002 era pronto a guidare l’Italia
nell’avventura del diciassettesimo campionato del mondo nella esotica cornice
asiatica della Corea del Sud e del Giappone. La spedizione però, analogamente a
quanto avvenne per il mondiale tedesco del 1974, fu un disastro. Così come
allora, una Nazionale composta secondo criteri geopolitici e male assortita
batté per 2-0 l’Ecuador prima di impantanarsi con la Croazia e perdere 2-1. Il
successivo pari per 1-1 contro il Messico incise poco sulla qualificazione,
dovuta solo all’Ecuador che batté la Croazia nell’ultima partita. L’ottavo di
finale contro la Corea del Sud non fece altro che mettere in luce tutte le
contraddizioni della nazionale azzurra: passata in vantaggio, non seppe chiudere
il discorso in più di un’occasione, e non basta un arbitraggio chiaramente
scadente, come quello di Byron Moreno a giustificare la prova insufficiente
della squadra che subì il pareggio quasi in chiusura di partita e, infine, il
golden goal ai supplementari.
Nonostante l’eliminazione venne riconfermata la fiducia a Trapattoni. In
effetti, la squadra reagì bene e si qualificò al dodicesimo campionato europeo,
in programma in Portogallo nel 2004. Ma una volta nel torneo, non seppe mostrare
che a sprazzi ciò di cui era capace. Pareggio 0-0 all’esordio contro la
Danimarca, pareggio per 1-1 contro la Svezia con un incredibile colpo di tacco
di Ibrahimović e vittoria per 2-1 contro la Bulgaria. Cinque punti sarebbero
potuti bastare, ma il pareggio per 2-2 tra Svezia e Danimarca (accompagnato da
sospetti di combine), che finirono a pari punti dell’Italia, qualificò le due
squadre scandinave in ragione del maggior numero di goal segnati a parità di
differenza reti. Risultato, Italia eliminata e Trapattoni che lasciò l’incarico.
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Fonte: Wikipedia
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