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Guadagnata la qualificazione al quattordicesimo campionato del mondo (USA 1994)
non senza difficoltà (pareggio stentato all’esordio a Cagliari contro la
Svizzera, qualificazione all’ultima partita contro il Portogallo), l’Italia
capitò in un girone non impossibile, ma pieno di insidie, nel quale avrebbe
dovuto incontrare nell’ordine Irlanda, Norvegia e Messico. Nonostante il caldo
opprimente e l’umidità, l’esordio a New York gelò gli azzurri: un goal di
Houghton diede la vittoria agli Irlandesi, rendendo così decisivo già l’incontro
successivo, contro la Norvegia. Gli scandinavi si rivelarono subito fisici a
dispetto del caldo asfissiante e su un contropiede norvegese Pagliuca uscì di
mano fuori area procurandosi l’espulsione. Sacchi rinunciò allora a Roberto
Baggio, al cui posto entrò il secondo portiere Luca Marchegiani. A segnare ci
pensò l’altro Baggio, Dino. Contro il Messico, aprì Massaro e chiuse Bernal. In
totale, quattro punti e Italia che passò il turno come la peggiore tra le
ripescate. Dagli ottavi di finale in poi fu Roberto Baggio a tenere a galla il
CT azzurro: di fronte alla Nigeria l’Italia si espresse largamente al di sotto
del suo standard e giocò tutta la partita in svantaggio per 0-1 finché il
fantasista vicentino riuscì a pareggiare all’89’, dopo che l'espulsione di Zola,
decretata dall'arbitro messicano Brizio Carter, sembrava aver definitivamente
spento le speranze di rimonta azzurre. Un rigore nei supplementari diede i
quarti all’Italia. Lì gli Azzurri trovarono la Spagna, regolata per 2-1 dalla
coppia Roberto Baggio - Dino Baggio al termine di una gara molto difficile e
spigolosa durante la quale Mauro Tassotti rifilò una gomitata a Luis Enrique,
non visto dall’arbitro ungherese Puhl (sarebbe stato rigore per gli Spagnoli: la
prova TV valse in seguito otto turni di squalifica al difensore italiano).
Ancora Roberto Baggio realizzò la doppietta con la quale l’Italia vinse la
semifinale contro la Bulgaria per 2-1 (punto della bandiera bulgara di Stoichkov).
La finale fu un classico del calcio mondiale, Brasile-Italia - all’epoca tre
mondiali vinti a testa - sebbene nell’insolita cornice del Rose Bowl di Pasadena
(California). Con una formazione largamente in emergenza, piena di assenti e,
laddove presenti, inabili (Roberto Baggio), l’Italia riuscì a chiudere 0-0 sia
al 90’ che al 120’. Ma così come quattro anni prima fu sconfitta ai rigori e il
Brasile vinse il suo quarto titolo del mondo, il secondo consecutivo in una
finale contro l’Italia.
Praticamente da dimenticare l’esperienza azzurra al decimo campionato europeo,
che si tenne in Inghilterra nel 1996: dopo aver battuto la Russia 2-1, Sacchi
sovvertì la squadra contro la Repubblica Ceca in base alla sua convinzione che
lo schema prescinde dagli uomini che devono realizzarlo. L’esperimento fallì e
l’Italia perse 2-1. Decisivo fu l’incontro con la Germania: nonostante la grande
chance di passare in vantaggio su rigore, Zola lo fallì e lo 0-0 che ne seguì
condannò l’Italia all’eliminazione al primo turno. Prevedibili le polemiche al
ritorno in patria anche se, va detto, alla fine Germania e Repubblica Ceca
furono le due finaliste.
Arrigo Sacchi si dimise nel dicembre del 1996 richiamato dal Milan, e la
Nazionale fu affidata a Cesare Maldini, già allenatore dell’Under 21 e vice di
Bearzot in Spagna nel 1982.
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Fonte: Wikipedia
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