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Interlocutorio il quadriennio successivo: così come Valcareggi dieci anni prima,
Bearzot non seppe liberarsi dal vincolo di riconoscenza con la generazione che
aveva vinto il campionato del mondo. Il girone di qualificazione al settimo
campionato europeo in programma in Francia nel 1984, che comprendeva Romania,
Cecoslovacchia, Svezia e Cipro si risolse in un calvario al termine del quale
l’Italia racimolò la miseria di cinque punti, frutto di una vittoria (per 3-1
contro Cipro, peraltro nell’ultima partita del girone), tre pareggi e quattro
sconfitte.
Unico motivo di soddisfazione di quel periodo, l’assegnazione, nel maggio 1984,
all’Italia del quattordicesimo campionato del mondo che si sarebbe tenuto nel
1990. In quell’occasione si fecero valere l’abilità diplomatica di Franco
Carraro e Antonio Matarrese, molto bravi a curare le pubbliche relazioni - non è
dato di sapere con quali mezzi - con i delegati presso la FIFA di nazioni
calcisticamente ai margini, che al momento opportuno appoggiarono la candidatura
italiana quando si trattò di scegliere il Paese organizzatore.
Qualificati d’ufficio al campionato 1986 in Messico (che ospitò il torneo in
sostituzione della Colombia, sconvolta da un terremoto nel settembre 1985) gli
Azzurri, che si presentavano con alcuni nuovi innesti tutti da verificare e
ancora non ben amalgamati (tra gli altri, Di Gennaro e De Napoli), non
brillarono, fin dalla partita inaugurale a loro riservata come campioni uscenti,
contro la Bulgaria: finì 1-1 e 1-1 finì pure l’incontro che vide l’Italia
contrapporsi all’Argentina. Una movimentata vittoria per 3-2 contro la Corea del
Sud diede all’Italia il passaggio agli ottavi di finale contro una tonica
Francia: il mondiale azzurro finì contro i goal di Platini e Stopyra, e lì finì
anche la carriera di Commissario Tecnico di Enzo Bearzot.
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Fonte: Wikipedia
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