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Il mondiale argentino mise in luce un’Italia capace di fare un gioco divertente,
concreto e affatto diverso da quello cui gli italiani erano abituati: una difesa
molto attenta basata sul blocco-Juventus (Zoff, Gentile, l’esordiente Cabrini,
Scirea, ect.), un centrocampo dinamico ma robusto con Tardelli, Benetti e
Antognoni, e soprattutto un attacco in cui il funambolico Causio poteva
scambiarsi di posto all’ala destra con Paolo Rossi, all’epoca ancora non
infortunato al menisco e quindi abile e arruolato come centravanti-tuttofare. A
chiudere il tridente d’attacco Bettega. Superata in scioltezza la prima fase a
punteggio pieno (2-1 alla Francia di Michel Platini, 3-1 all’Ungheria e
addirittura 1-0 all’Argentina padrona di casa), gli Azzurri mostrarono un calo
nella seconda fase: solo 0-0 contro una Germania Ovest non certo al suo meglio,
e 1-0 all’Austria che stava ben figurando fin lì. Fu l’Olanda a mettere fine ai
sogni di vittoria azzurri, battendo l’Italia per 2-1 con due goal da lontano che
Zoff riuscì a farsi perdonare solo quattro anni dopo. Comunque, nonostante la
sconfitta, l’Italia guadagnò il diritto a giocare la finale per il terzo posto,
contro il Brasile. Il fatto che gli Azzurri persero 2-1 non inficiò quanto di
buono avevano comunque mostrato: dopo anni di assoluto oblìo la nazionale
totalizzava un secondo e un quarto posto mondiale in otto anni e tutti ora
sapevano che per la vittoria finale in un campionato del mondo c’era un
contendente in più, ritornato finalmente alla ribalta.
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Fonte: Wikipedia
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