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La nazionale che aveva ben figurato al mondiale necessitava di ricambio
generazionale in alcuni settori fondamentali di gioco, ma Valcareggi rimase
fedele ai calciatori che erano arrivati in finale, così l’Italia non fu in grado
di difendere il suo titolo continentale, venendo eliminata ai quarti di finale
del campionato d’Europa 1970-72 dal Belgio capitanato da Van Himst (0-0 in casa
e 2-1 belga nel doppio confronto). Moderate aspettative per il campionato del
mondo 1974, in programma in Germania: era pur vero che la nazionale era
praticamente quella messicana con quattro anni in più sulle spalle e Zoff al
posto di Albertosi a difendere i pali, ma a confortare gli Italiani c’erano la
lunga imbattibilità del portiere friulano (che durava dal 20 settembre 1972) e
soprattutto la prima storica vittoria azzurra a Wembley nel 1973 contro
l’Inghilterra (goal di Capello a circa dieci minuti dalla fine). Invece fu poco
meno di una Waterloo: vittoria poco convincente contro Haiti per 3-1, dopo che
Sanon aveva addirittura portato in vantaggio i caraibici (interrompendo
l’imbattibilità di Zoff e fissandola a 1143 minuti); 1-1 contro l’Argentina (Houseman
e autogoal dell’argentino-piemontese Perfumo), e sconfitta 2-1 contro la
Polonia, cui peraltro sarebbe bastato un pareggio. Argentina e Polonia al turno
successivo e Italia a casa tra le polemiche. Su tale sfortunatissima - e
malissimo gestita - spedizione lo scrittore Giovanni Arpino scrisse nel 1977 un
libro dall’eloquente titolo Azzurro Tenebra (Einaudi). In pratica, l’episodio
più significativo di tutto il Mondiale azzurro fu la celebre parolaccia lanciata
da Chinaglia e ripresa in diretta TV all’indirizzo di Valcareggi al momento di
essere sostituito da Pietro Anastasi (che peraltro segnò) nella partita contro
Haiti. L’episodio, oltre a rendere bene il clima che si respirava nello
spogliatoio, diviso per clan, costituì in pratica anche l’atto di morte della
carriera azzurra del centravanti laziale.
La fallimentare avventura mise finalmente in chiaro che era l’ora di chiudere
con una generazione che non aveva più nulla da dare, e la Nazionale fu affidata
nel luglio 1974 a Fulvio Bernardini, che si scelse come secondo Enzo Bearzot,
già buon mediano di Inter e Torino. Bernardini iniziò a svecchiare la rosa e
impiegò numerosi giovani promettenti che il campionato proponeva, come Antognoni,
Pulici, Bettega, Causio (portato in Germania da Valcareggi ma pochissimo
utilizzato), Gentile, Scirea e Tardelli, insieme a giocatori di sicuro
affidamento come Bellugi e Benetti. La squadra, largamente in fase di
formazione, fallì la qualificazione agli Europei di Jugoslavia del 1976, ma si
intravedeva già un’ossatura solida che permise alla Nazionale di staccare il
biglietto per il decimo campionato del mondo (Argentina 1978) in un girone
europeo di qualificazione che vedeva come avversaria più pericolosa
l’Inghilterra, regolata per 2-0 a Roma ed eliminata per la peggior differenza
reti rispetto all’Italia. Nel frattempo Bernardini aveva lasciato la Nazionale e
quindi tutta la responsabilità tecnica ricadeva sulle spalle di Bearzot.
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Fonte: Wikipedia
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