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Dal punto di vista sportivo, la scomparsa di quel Torino fu un vero colpo per la
Nazionale: privata degli elementi migliori, non vi fu modo di mettere in piedi
una squadra competitiva per i campionati brasiliani del 1950. La Svezia ebbe
gioco facile a battere l’Italia e a eliminarla dal torneo già dalla prima
partita. Iniziò così un periodo buio per la nazionale italiana: eliminata al
primo turno ai mondiali del 1954 in Svizzera, addirittura non si qualificò per
quelli in Svezia del 1958, avendo perso in fase eliminatoria contro l’Irlanda
del Nord.
La crisi - dovuta a carenze strutturali del nostro Paese, nonché a fatti
incidentali come la citata tragedia di Superga - iniziata negli anni ’50 non fu
completamente superata nel decennio successivo, ma si posero le basi per una
ripresa del movimento calcistico italiano a livello internazionale (aiutate
anche dalle vittorie delle squadre di club nelle competizioni europee, in
particolare la Fiorentina nella Coppa delle Coppe del 1961 e il Milan nella
Coppa dei Campioni 1963).
In effetti, una volta riguadagnata competitività sul piano tecnico, il problema
della Federazione era quello di mostrarsi unita ed efficiente, cosa che spesso
non succedeva per via di lotte intestine e dissidii al vertice. Comunque, gli
Azzurri si qualificarono per il sesto campionato del mondo, in programma nel
1962 in Cile. Purtroppo fu una spedizione mal gestita, che iniziò sotto le
peggiori premesse e finì, se possibile, anche peggio di come si paventava.
Un’incauta stampa italiana fece pesanti apprezzamenti sulla situazione cilena e
sul degrado di molte realtà sociali di quel Paese, cosa questa che indispettì i
Cileni. A complicar le cose, un sorteggio che mise l’Italia di fronte a
Svizzera, Germania Ovest e lo stesso Cile: mentre gli azzurri pareggiarono 0-0
con i tedeschi, il Cile batté gli elvetici 3-1, rendendo la partita successiva,
Italia-Cile, un autentico spareggio: la partita fu infiammata nei giorni
antecedenti da questioni politiche e sociali. L’incontro tra italiani e
sudamericani si contraddistinse per violenza e incompetenza arbitrale (la famosa
Battaglia di Santiago). L’Italia finì la partita in nove uomini e perse 2-0,
mentre a nulla valse la vittoria successiva sulla Svizzera.
La squadra che andò ad affrontare il settimo campionato del mondo nel 1966 in
Inghilterra era forse la più forte degli ultimi anni, ma se quattro anni prima
si poté invocare ad attenuante per l’eliminazione il brutto clima creato a
seguito delle improvvide dichiarazioni della stampa italiana, in Inghilterra si
dovette fare il mea culpa per scelte sbagliate e ambigui rapporti di potere in
seno alla Federazione. Inserita probabilmente nel girone più facile con Unione
Sovietica, Cile e Corea del Nord, l’Italia vinse 2-0 nell’esordio-rivincita
contro i sudamericani, ma perse 1-0 dai sovietici. La partita con la Corea del
Nord divenne determinante ma, nonostante la squadra asiatica fosse nettamente
sfavorita, il dilettante Pak Doo Ik segnò un goal che gli italiani non seppero
rimontare, condannando così la squadra azzurra alla più cocente umiliazione
sportiva della sua storia.
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Fonte: Wikipedia
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