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Ultime 10 partite disputate

Ultime 10 partite disputate
09.06.2008 Olanda-Italia 3-0
13.06.2008 Italia-Romania 1-1
17.06.2008 Francia-Italia 0-2
22.06.2008 Spagna-Italia 0-0
20.08.2008 Italia-Austria 2-2
06.09.2008 Cipro-Italia 1-2
10.09.2008 Italia-Georgia 2-0
11.10.2008 Bulgaria-Italia 0-0
15.10.2008 Italia-Montenegro 2-1
19.11.2008 Grecia-Italia 1-1
Punti 17 - Vinte 4 - Pari 5 - Perse 1
Gol fatti 12 - Gol subiti 9

Top 10 - All time

Presenze
126 Maldini P.
121 Cannavaro
112 Zoff
94 Facchetti
91 Del Piero
89 Buffon G.
81 Baresi F.
81 Bergomi
81 Tardelli
80 Zambrotta
Marcatori
35 Riva
33 Meazza
30 Piola
27 Baggio R.
27 Del Piero
25 Altobelli
25 Baloncieri
25 Inzaghi F.
23 Graziani
23 Vieri C.

Riepilogo partite

In totale
Giocate: 684
Vittorie: 370
Pareggi: 180
Sconfitte: 134
Gol fatti: 1.215
Gol subiti: 687

Amichevoli
Giocate: 342
Vittorie: 174
Pareggi: 95
Sconfitte: 73
Gol fatti: 591
Gol subiti: 383
Mondiali
Giocate: 77
Vittorie: 44
Pareggi: 19
Sconfitte: 14
Gol fatti: 122
Gol subiti: 69

Europei
Giocate: 27
Vittorie: 11
Pareggi: 12
Sconfitte: 4
Gol fatti: 27
Gol subiti: 18
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LA STORIA DELLA NAZIONALE
Le vittorie degli anni trenta

Per iniziativa di Jules Rimet, l’allora presidente della FIFA, nacque il Campionato del mondo di calcio, competizione riservata alle squadre nazionali. Fu decisa la cadenza quadriennale - sulla falsariga delle Olimpiadi - e si stabilì che il torneo si sarebbe giocato negli anni pari non olimpici. La prima nazione a ospitare il campionato fu l’Uruguay, nel luglio del 1930. Ma l’Italia non partecipò a tale edizione del campionato per via del lungo viaggio transoceanico da affrontare - e anche per via di un certo snobismo delle nazioni europee nei confronti di tale torneo, in particolare dell’Inghilterra che fino al 1950 non parteciperà al mondiale. Ciononostante, in quel decennio l’Italia si fece conoscere come una delle nazionali più forti del mondo, facendosi valere dovunque e vincendo in sequenza il campionato del mondo del 1934, il torneo di calcio olimpico del 1936 e, di nuovo, il campionato del mondo del 1938, a spese di nazionali prestigiose come Ungheria, Austria, Cecoslovacchia, Francia e perfino Brasile. Il giocatore di maggior spessore di quella squadra era senza dubbio il milanese Giuseppe Meazza, fuoriclasse assoluto con la palla tra i piedi e antesignano del bon-vivant e donnaiolo fuori dal campo. A guidare la squadra un vecchio tenente degli Alpini, il monarchico Vittorio Pozzo, piemontese tutto d’un pezzo con l’etica del lavoro e del sacrificio, che da Commissario Unico riuscì a far primeggiare la Nazionale dovunque.
Lo spirito dei giocatori, in omaggio alla visione cameratesca che Pozzo aveva della squadra, era quella del reciproco aiuto. Ad esempio, il trio arretrato della Juventus, Combi-Rosetta-Caligaris, era impenetrabile proprio per via della solida amicizia e collaborazione che univa i tre compagni di reparto.
Superato agevolmente l’incontro di qualificazione a Milano contro la Grecia (battuta 4-0), l’Italia affrontò il mondiale casalingo vero e proprio a partire dagli Stati Uniti, facilmente battuti 7-1. In quell’occasione Rosetta giocò la sua ultima partita in Nazionale, e peggio andò a Caligaris, rimasto a quota 59 incontri e rimpiazzato da Allemandi. A Firenze vi fu dura battaglia contro la Spagna, la cui porta era difesa dal leggendario Ricardo Zamora, colui al quale Meazza non riuscì mai a segnare. Infatti, tra ruvidezze, entrate al limite del regolamento - e forse oltre - e scambi di cortesie vari, toccò a Ferrari pareggiare il goal iniziale degli Spagnoli. La ripetizione il giorno dopo non vide in campo molti protagonisti della battaglia precedente, tra cui lo stesso Zamora, e infatti fu Meazza a segnare il goal che dava all’Italia la semifinale. Battuta anche l’Austria, il 10 giugno 1934 allo stadio PNF (odierno Stadio Flaminio) di Roma, Raimundo Orsi pareggiò il gol cecoslovacco a 9 minuti dalla fine e nei supplementari il centravanti bolognese Angelo Schiavio, nella sua ultima apparizione azzurra, segnò la rete che valse il titolo mondiale.
A quel tempo, come detto, gli Inglesi, che si ritenevano i maestri del calcio, non partecipavano neppure al campionato del mondo, giudicato una rassegna di rango inferiore alle loro ambizioni. Al massimo la nazionale campione del mondo poteva guadagnarsi il diritto di andare a sfidare gli Albionici a casa loro, come un esame di laurea, e così fu: la prima uscita degli Azzurri dopo il mondiale (14 novembre 1934) li vide affrontare a Londra proprio la nazionale inglese, nello stadio di Highbury, il tempio dell’Arsenal. Quella partita passò alla storia come la Battaglia di Highbury: come costume di quell’epoca, l’incontro non risparmiò durezze e scontri, tanto che dopo pochi minuti di gioco il centrosostegno azzurro Luisito Monti dovette uscire con un piede fratturato (e fu solo il primo di una lunga serie di infortunati). Gli Inglesi dominarono nei primi minuti e al quarto d’ora già erano avanti di tre goal. A quel punto, gli Azzurri in dieci reagirono e Meazza realizzò una doppietta. Pur sconfitta per 3-2, l’Italia uscì dal campo guadagnandosi il rispetto degli Inglesi.
Due anni dopo la vittoria nel campionato del mondo, l’Italia si impose anche nel torneo Olimpico di Berlino, schierando una squadra formata da soli studenti per protesta contro le accuse di professionismo mosse da altre nazioni. A Berlino la stella indiscussa fu l’ala destra dell’Ambrosiana, Annibale Frossi, passato alla storia per i suoi occhiali e i 7 gol in 4 partite di quella edizione dei Giochi Olimpici. La finale con l’Austria fu decisa ai tempi supplementari proprio da un suo goal.
Quando gli Azzurri si presentarono all’esordio della terza Coppa del mondo, in programma nel 1938 in Francia come campioni mondiali e olimpici uscenti, essi vantavano anche il non indifferente record di imbattibilità che durava dal 1935 (e alla fine saranno 30 incontri fino al 1939). Infortunatosi alla vigilia il portiere titolare Ceresoli, i pali furono affidati ad Aldo Olivieri, che fu fra i protagonisti della vittoria azzurra, insieme a Meazza, a Giovanni Ferrari, a Gino Colaussi e a Silvio Piola: eliminata la Norvegia in quello che fu forse l’incontro più difficile per l’Italia in quel mondiale, gli Azzurri volarono a Parigi a eliminare i padroni di casa Francesi, per poi far fuori il Brasile a Marsiglia per 2-1, con Meazza che batté un rigore mentre si allacciava i pantaloncini. La finale, allo stadio di Colombes, a Parigi, fu tutto sommato una formalità: mai in discussione il risultato, il 19 giugno l’Italia batté l’Ungheria con due doppiette, di Piola e di Colaussi.
Pochi anni dopo il calcio tornò a fermarsi per la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante il regolare svolgimento del campionato italiano, tra alti e bassi, fino al 1943, la Nazionale giocò solo tre incontri fra il 1940 e il 1942 prima della Liberazione.

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Fonte: Wikipedia

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