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La Federazione Italiana Giuoco Calcio nacque nel 1898, quando il calcio in
Italia era ancora a un livello pionieristico. I vari tentativi di dar vita a una
selezione nazionale, sulla falsariga di quelle già esistenti nelle Isole
Britanniche e, per stare più vicino a noi, della Francia, si concretizzarono nel
1910, quando finalmente, e proprio contro la stessa Francia, il 15 maggio
all'Arena Civica di Milano la Nazionale italiana giocò il primo incontro della
sua storia. Per la cronaca, l’Italia vinse 6-2 (capitano Francesco “Franz” Calì)
e il primo goal italiano fu segnato da Pietro Lana che, nell’occasione, realizzò
una tripletta.
Pochi giorni dopo l’esordio, l’Italia andò a far visita all’Ungheria che
all’epoca, insieme all’Austria, rappresentava quanto di meglio si potesse
trovare sulla scena del calcio mondiale (la cosiddetta Scuola Danubiana, in auge
fino a tutto il primo dopoguerra e poi decaduta). Non stupisce quindi la pesante
sconfitta che gli Azzurri rimediarono a opera dei Magiari. Nell’occasione,
quella fu la seconda e ultima volta che la Nazionale utilizzò maglie bianche con
lo stemma di Casa Savoia. Fu deciso che dall’incontro successivo (per
combinazione, sempre contro gli Ungheresi, il 6 gennaio 1911 a Milano) il colore
da utilizzare, proprio in onore dei Savoia, fosse l’azzurro della loro bandiera,
al centro della quale v’era lo Scudo Sabaudo rosso con una croce bianca
all’interno. Le foto dell’epoca ci mostrano un colore slavato tendente al
celeste e in effetti le sfumature cromatiche della maglia cambiarono
notevolmente nel corso degli anni, passando da un bluastro-indaco fino a un
azzurro scuro, non essendo mai stata chiarita con precisione la tonalità
dell’azzurro da usare. Comunque, il colore fece subito presa e fin da allora i
giocatori della Nazionale vennero chiamati Azzurri. Azzurri si chiamano anche
oggi, per estensione, tutti gli atleti che, dopo i calciatori, si trovarono a
rappresentare l’Italia nelle varie discipline sportive.
Gli esordi della Nazionale videro una squadra piena di carattere e di buona
volontà ancorché tatticamente sprovveduta. A dispetto del fatto che l’ossatura
fosse basata sui giocatori della Pro Vercelli, ovvero la miglior squadra
italiana del momento, i risultati tardarono ad arrivare e alla prima uscita
ufficiale, il torneo calcistico dei Giochi Olimpici di Stoccolma nel 1912,
l’Italia, guidata per la prima volta da Vittorio Pozzo fu eliminata al 1° turno.
Si dovette attendere il 1920 e la fine della Grande Guerra per rivedere l’Italia
in un torneo ufficiale, ancora i Giochi Olimpici, quelli di Anversa. Progressi
se ne videro, giacché gli Azzurri giunsero ai quarti di finale. Stesso risultato
quattro anni dopo a Parigi.
Nel 1928, dopo l’esordio nella neonata Coppa internazionale, l’Italia si
presentò con fondate speranze di far bene al torneo calcistico dei Giochi
Olimpici di Amsterdam. In effetti gli azzurri, dopo aver superato il girone di
qualificazione, sconfissero la Francia negli ottavi di finale (4-3, rimontando
da 0-2) e la Spagna nella ripetizione dei quarti dopo aver pareggiato il primo
incontro (1-1 la prima partita, addirittura 7-1 la ripetizione) qualificandosi
così alle semifinali dove si dovettero fermare di fronte ai campioni olimpici
uscenti dell’Uruguay, che vinsero 3-2. Considerando che l’Uruguay all’epoca era
una delle potenze mondiali del calcio (avrebbe vinto il primo mondiale di calcio
due anni dopo), il risultato dell’Italia fu più che lusinghiero. A completare
l’ottimo torneo, arrivò la medaglia di bronzo conquistata battendo l’Egitto per
11-3, tuttora l’incontro degli Azzurri con il maggior numero di reti segnate.
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Fonte: Wikipedia
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